Russia simbolista: riviste e illustratori dell’Età d’Argento

Giuseppe Virelli

Abstract


Nella Russia zarista, a partire dalla fine del diciannovesimo secolo, si assistette al crescere e al diffondersi di un energico movimento di rinnovamento artistico guidato da un gruppo di persone che si riconoscevano nella corrente simbolista nata in Europa occidentale, dando così vita a quella stagione culturale russa conosciuta come ‘Età d'argento’. Gli intellettuali, i letterati e gli artisti che si riconoscevano in questo nuovo indirizzo si batterono per un’arte nuova, libera sia dai lacci di un accademismo stanco e stagnante su modelli ormai superati, sia da un realismo troppo ‘volgare’ e materialista. In letteratura e in poesia questo rinnovamento si delineò secondo due direttrici ben definite, l’uno di stampo internazionale (Sologub, Dobroljubov, Brjusov, Balmont e Belyj), l’altro di tendenza più filosofico-mistica e religiosa che si riallacciava con vigore alla tradizione nazionale (Lermontov, Tjutcev, Baratynskij, Fet, Merezkovskij, Gippius e Rozanov).

Questa divisione interna del movimento simbolista nel campo delle lettere, si ebbe anche nelle arti figurative. Se gli artisti simbolisti, infatti, fecero fronte comune nel rifiutare da una parte gli esempi provenienti dal classicismo ufficiale e, dall’altra, quelli legati alla corrente realista guidata dai Vagabondi (gruppo di artisti fautori di un verismo pittorico che tendeva attraverso una resa fedele della realtà a ‘monumentalizzare’ la vita dei poveri e dei contadini), diverse furono le proposte adottate per promuovere la nuova arte. Artisti come Aleksandr Benua (1870-1960), Lev Bakst (1866-1924) e Konstantin Somov (1869-1939) fecero propri alcuni modelli provenienti dall’estero, mentre altri, tra i quali Ivan Bilibin (1876-1942), Elena Dmitrievna Polenova (1850-1898) e Marjia Vasil'evna Iakunchikova (1870-1902), si impegnarono in un’opera di rinnovamento interno, volto a reinterpretare alcuni temi provenienti al folclore locale. Tutti comunque scelsero la via della della resa sintetica dell’immagine investita di un alto valore evocativo, simbolico appunto. Tali intenti trovarono nel campo delle arti grafiche un terreno privilegiato di espressione, tanto che gli stessi artisti sopra citati si cimentarono tutti in questo settore. Così, infatti, scrisse in proposito Sergej Makowskij (1877-1960), uno dei primi critici del simbolismo russo: «Lasciando alla pittura e alle altre arti ‘maggiori” la realtà di questo mondo, l’espressione delle forme, il colore reale, il chiaroscuro del rilievo e l’illusione della prospettiva, quest’arte grafica tiene per sé solo ciò che le spetta di diritto: ombre, margini, la delicata raffinatezza di contorni che non si incontrano in natura, motivi colorati e la sagoma nera della silhouette. In questo mondo spettrale, la grafica regna sovrana» (S. Makowskij, Sovrennana russkaja grafika, 1917).

Luogo d’incontro fra critici, letterati, poeti e artisti di entrambi i due filoni del simbolismo russo furono le riviste artistico-letterarie più importanti dell’epoca come, ad esempio, «Mir Iskusstva» (“Il Mondo dell’Arte”, Pietroburgo novembre 1898 - dicembre 1904), «Vesy» (“Bilancia”, Mosca gennaio 1904 - dicembre 1909) e «Zolotoe Runo» (“Il Vello doro”, Mosca gennaio 1906 - dicembre 1909).


Parole chiave


Russia; Simbolismo; Grafica; Riviste; Djagilev

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DOI: 10.6092/issn.2240-7251/2655

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