Presenze trecentesche in San Martino Maggiore a Bologna: tracce dipinte di uno spazio sacro in età gotica

Gianluca Del Monaco

Abstract


Insieme a San Giacomo Maggiore, sede degli Eremitani di Sant’Agostino, e a Santa Maria dei Servi, la basilica di San Martino Maggiore, tenuta ancora oggi dall’Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo, è a Bologna l’edificio sacro mendicante che presenta l’insieme più considerevole di testimonianze della decorazione pittorica trecentesca, benché siano tracce sparse e isolate. In particolare, in ordine di tempo, si tratta di un complesso frammentario di dipinti murali eseguiti in momenti successivi nell’arco del secondo quarto del Trecento situato in fondo alla navata settentrionale nei pressi della porta d’ingresso alla sagrestia, di una colonna dipinta dallo Pseudo Dalmasio incassata nel terzo pilone destro tra la terza e la quarta campata, di un frammento di pittura murale con il Cristo crocifisso, opera tarda di Vitale degli Equi, distaccato e collocato sul quinto pilone destro tra la quinta e la sesta campata, e infine di una nicchia dipinta con la Madonna dell’Umiltà da Simone di Filippo, detto “dei Crocifissi”, sulla parete sinistra della chiesa vicino alla porta d’ingresso al chiostro. Pur nella frammentarietà delle testimonianze superstiti e della documentazione relativa, l’articolo intende proporre una prima contestualizzazione d’insieme delle pitture nel complesso architettonico e cultuale della chiesa carmelitana bolognese.

Parole chiave


Bologna; Trecento; Pittura bolognese; Vitale da Bologna; Simone di Filippo; Ordini mendicanti

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DOI: 10.6092/issn.2240-7251/8643

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